Quando compaiono bruciore urinario, dolore perineale, fastidio pelvico o disturbi sessuali, molti uomini cercano su internet una soluzione naturale a base di erbe efficaci nella prostatite.

Le domande più frequenti che mi vengono rivolte sono quali erbe fanno bene alla prostata, se esistono rimedi naturali efficaci nella prostatite e qual è il miglior integratore per la prostatite cronica ed infine la domanda più comune se la fitoterapia può sostituire i farmaci?

La risposta è più complessa di quanto si possa pensare.

Alcune piante medicinali possiedono realmente proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e decongestionanti che possono contribuire a migliorare i sintomi della prostatite cronica e della sindrome del dolore pelvico cronico (CPPS). Tuttavia nessuna erba è in grado di eliminare una prostatite batterica acuta o sostituire una terapia antibiotica quando questa è necessaria.

Quali sono le erbe impiegate più comunemente nella prostatite?

Sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, le sostanze naturali più studiate sono:

  • Quercetina
  • Cernilton
  • Serenoa repens
  • Curcumina
  • Pygeum africanum
  • Boswellia serrata
  • Ortica

Vediamo cosa sappiamo realmente.

La Quercetina (es. OTI quecitina)

Se oggi dovessi indicare una sostanza naturale con le migliori evidenze nella prostatite cronica, sceglierei la quercetina.

La quercetina è un flavonoide che è naturalmente presente nelle cipolle, nelle mele, nei capperi, nei frutti di bosco e nel tè verde.

Diversi studi clinici hanno dimostrato miglioramenti significativi dei sintomi nei pazienti affetti da CPPS.

Le sue principali azioni dipendono dalla riduzione dello stress ossidativo, dalla diminuzione dell’infiammazione con la stabilizzazione dei mastociti e la protezione delle terminazioni nervose.

Molti ricercatori ritengono che la sua efficacia sia legata alla capacità di ridurre l’infiammazione neurogena che caratterizza numerosi casi di dolore pelvico cronico.

Il Cernilton (es. Graminex)

È un estratto di polline utilizzato da decenni in Europa e Giappone.

Numerosi studi hanno evidenziato che può aiutare nella riduzione del dolore perineale, nel miglioramento della minzione, nella riduzione della frequenza urinaria e pertanto nel miglioramento della qualità di vita.

Nella mia esperienza ho riscontrato benefici interessanti nei pazienti con CPPS.

La Serenoa repens (es. Permixon)

La Serenoa repens deriva dai frutti di una palma nana americana ed è conosciuta anche con il nome di saw palmetto. È molto conosciuta per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna ma può offrire benefici anche in alcuni pazienti con prostatite cronica.

I possibili meccanismi comprendono sia la riduzione dell’edema prostatico che dell’infiammazione con conseguenza miglioramento dei sintomi urinari. In taluni soggetti può influire negativamente sia sull’erezione che sul desiderio sessuale.

Teniamo conto che in tutti gli esami istologici eseguiti sui pezzi di tessuto resecati con la TURP in soggetti con ipertrofia prostatica benigna, si rilevano sempre focolai di prostatite cronica.

La Curcuma e curcumina (es. Curcumina Redox)

La curcumina è il principale principio attivo della curcuma.

Negli ultimi anni è diventata uno degli antinfiammatori naturali più studiati al mondo.

Agisce su numerose molecole coinvolte nell’infiammazione come il TNF-alfa, l’NF-kB, il COX-2 e le interleuchine proinfiammatorie.

Alcuni studi suggeriscono un possibile ruolo nel ridurre l’infiammazione prostatica cronica e il dolore pelvico persistente.

Il Pygeum africanum (es. Pygeum Africanum estratti)

Anche se non utilizzato da me nei miei pazienti, sembra possedere un’attività antinfiammatoria, anti-edemigena e antiossidante.

Molti pazienti riferiscono miglioramenti del bruciore urinario e dei sintomi irritativi.

La Boswellia serrata (es. Integratore Fito Boswellia)

La Boswellia contiene acidi boswellici con azione antinfiammatoria ben documentata e pertanto può contribuire a ridurre il dolore pelvico, diminuire l’infiammazione cronica e migliorare il comfort perineale.

Per questo motivo viene frequentemente inserita negli integratori dedicati alla prostatite cronica.

L’Ortica (Urtica dioica) (es. Arkocapsule ortica)

L’ortica è una delle piante più utilizzate nell’antichità e nella tradizione fitoterapica europea.

Gli estratti della radice sembrano possedere un’attività immunomodulante con azione antinfiammatoria e alla fine effetti benefici sulla minzione.

Le prove scientifiche sono meno solide rispetto a quercetina e Cernilton ma rimane una delle sostanze più impiegate.

Ma allora qual è l’integratore naturale più efficace nella prostatite?

Non esiste un integratore ideale per tutti.

In generale, le formulazioni che tendono a offrire i migliori risultati sono quelle che associano Quercetina con Cernilton con Curcumina con Boswellia e Serenoa repens.

Le erbe possono guarire la prostatite?

No. Questo è probabilmente il punto più importante da chiarire.

Le erbe possono aiutare a controllare sia l’infiammazione che il dolore che i sintomi urinari migliorando la qualità della vita.

Però non eliminano assolutamente una prostatite batterica documentata. Quando è presente un’infezione batterica, la terapia antibiotica rimane il trattamento fondamentale.

Perché molti pazienti con prostatite migliorano più con la fisioterapia che con gli ottimizzatori / integratori?

La risposta è semplice.

Oggi sappiamo che circa il 90-95% delle diagnosi di prostatite cronica appartiene in realtà alla sindrome del dolore pelvico cronico (CPPS).

In molti di questi uomini il problema principale non è la prostata ma l’ipertono del pavimento pelvico con comparsa di trigger points miofasciali e conseguente infiammazione dei nervi pudendi.

In questi casi la fisioterapia del pavimento pelvico può risultare più efficace di qualsiasi integratore.

Cosa consiglio ai miei pazienti?

Nella mia pratica clinica considero la fitoterapia come uno strumento complementare.

Nei pazienti con prostatite cronica non batterica e CPPS utilizzo frequentemente approcci multimodali che possono includere:

  • fisioterapia del pavimento pelvico
  • controllo dello stress
  • trattamento del dolore neuropatico
  • modifiche dello stile di vita
  • integrazione fitoterapica selezionata

L’obiettivo non è curare la prostata ma trattare il meccanismo che genera i sintomi.

Conclusioni

Le migliori evidenze scientifiche attualmente disponibili indicano che Quercetina, Cernilton, Serenoa repens, Curcumina, Pygeum africanum e Boswellia possono solo contribuire al miglioramento dei sintomi della prostatite cronica e della sindrome del dolore pelvico cronico ma non risolverla.

Ricordiamoci che tuttavia nessuna erba rappresenta una cura miracolosa.

La strategia più efficace rimane una diagnosi corretta seguita da un trattamento personalizzato che integri fitoterapia, fisioterapia, gestione del dolore e modifiche dello stile di vita.

Articolo revisionato dal Prof. Federico Guercini, Specialista in Urologia e Andrologia.

FAQ – Domande frequenti sulle erbe efficaci nella prostatite

Qual è l’erba più efficace per la prostatite?

Tra le sostanze naturali maggiormente studiate nella prostatite cronica e nella sindrome del dolore pelvico cronico (CPPS), la quercetina è probabilmente quella supportata dalle evidenze scientifiche più solide. Diversi studi hanno dimostrato una riduzione significativa del dolore e dei sintomi urinari.

La Serenoa Repens cura la prostatite?

No. La Serenoa repens non cura la prostatite ma può contribuire a ridurre alcuni sintomi urinari e l’infiammazione prostatica, soprattutto quando la prostatite è associata a ipertrofia prostatica benigna.

La curcuma fa bene alla prostata?

La curcumina, principio attivo della curcuma, possiede proprietà antinfiammatorie e antiossidanti documentate. Alcuni studi suggeriscono che possa contribuire a ridurre l’infiammazione prostatica cronica.

Il tè verde può aiutare nella prostatite?

Le catechine del tè verde, in particolare l’epigallocatechina gallato (EGCG), hanno effetti antiossidanti che potrebbero contribuire a limitare lo stress ossidativo coinvolto nella prostatite cronica.

Quali integratori naturali sono più utilizzati nella prostatite?

Gli integratori più utilizzati contengono generalmente:

  • Quercetina
  • Cernilton
  • Serenoa repens
  • Curcumina
  • Boswellia serrata
  • Pygeum africanum

Le erbe possono sostituire gli antibiotici?

No. In presenza di prostatite batterica documentata, gli antibiotici rappresentano il trattamento fondamentale. Le erbe possono eventualmente essere utilizzate come supporto complementare.

La quercetina abbassa il PSA?

Non esistono prove scientifiche che dimostrino una riduzione significativa e costante del PSA. Tuttavia può contribuire a ridurre l’infiammazione prostatica.

Quanto tempo serve per vedere i benefici della fitoterapia?

Nella maggior parte degli studi clinici i miglioramenti compaiono dopo 4-12 settimane di trattamento continuativo.

Qual è il miglior rimedio naturale per la prostatite cronica?

Non esiste un rimedio naturale universale. Le migliori evidenze riguardano quercetina e Cernilton, soprattutto nei pazienti con sindrome del dolore pelvico cronico. L’esito ottimale si ottiene inserendoli in un approccio multimodale.

Lo stress può ridurre l’efficacia delle cure naturali?

Sì. Numerosi studi dimostrano che stress cronico, ansia e ipertono del pavimento pelvico possono aggravare significativamente i sintomi della prostatite cronica.

Le erbe funzionano nella CPPS?

Possono contribuire al miglioramento dei sintomi ma generalmente risultano più efficaci quando inserite all’interno di un approccio multimodale comprendente fisioterapia del pavimento pelvico, modifiche dello stile di vita e trattamento del dolore neuropatico.

Esistono controindicazioni agli integratori per la prostata?

Sì. Anche le sostanze naturali possono interagire con farmaci anticoagulanti, antiaggreganti, antipertensivi e altre terapie. È sempre consigliabile parlarne con il proprio medico o urologo.

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