Le infezioni delle vie urinarie (IVU=Infezioni Vie Urinarie)) rappresentano una delle problematiche più comuni nella pratica clinica quotidiana. Tuttavia, negli ultimi anni, la crescente diffusione dell’antibiotico-resistenza nelle infezioni urinarie sta trasformando una condizione generalmente semplice in una sfida sanitaria complessa e globale.

Questo fenomeno sta riducendo l’efficacia delle terapie tradizionali, aumentando il rischio di complicanze e rendendo necessario un approccio più consapevole e mirato nella gestione delle infezioni.


Cos’è l’antibiotico-resistenza e perché è un problema

L’antibiotico-resistenza si verifica quando i batteri sviluppano la capacità di sopravvivere ai farmaci progettati per eliminarli. Nel contesto delle infezioni urinarie, questo significa che antibiotici comunemente utilizzati non riescono più a eliminare l’infezione.

I principali microrganismi coinvolti includono:

  • Escherichia coli (il più frequente)
  • Klebsiella pneumoniae
  • Proteus mirabilis

La resistenza può svilupparsi attraverso mutazioni genetiche o tramite lo scambio di geni tra batteri.


Diffusione delle infezioni urinarie resistenti

Le infezioni urinarie colpiscono milioni di persone ogni anno, soprattutto donne. Si stima che oltre il 50% delle donne ne soffra almeno una volta nella vita.

vedi anche Cistite Femminile

Negli ultimi anni si osserva un aumento significativo dei casi di infezioni urinarie resistenti agli antibiotici, sia in ambito ospedaliero che nella comunità.

I più comuni fattori di rischio sono l’ uso eccessivo o scorretto di antibiotici, i frequenti ricoveri in ambienti a rischio, l’esecuzione di ripetuti cateterismi urinari soprattutto in età avanzata e infine un sistema immunitario compromesso.


Meccanismi di resistenza batterica

I batteri adottano diversi sistemi per sopravvivere agli antibiotici:

  1. Produzione di enzimi:  Alcuni batteri producono enzimi (come le beta-lattamasi) che inattivano il farmaco.
  2. Modifica del bersaglio: L’antibiotico non riesce più a legarsi al suo target.
  3. Ridotta permeabilità:  Il batterio limita l’ingresso del farmaco.
  4. Pompe di efflusso: Il farmaco viene espulso attivamente dalla cellula.

Questi meccanismi possono coesistere, aumentando la difficoltà del trattamento.


Conseguenze cliniche dell’antibiotico-resistenza

1. Le terapie  standard diventano inefficaci e pertanto si necessita di alternative più aggressive.

2. Le complicanze sono più gravi perché un’infezione urinaria non trattata può evolvere in pielonefrite, sepsi e infine insufficienza renale.

3. Aumentano i costi sanitari per trattamenti più lunghi, talvolta ricoveri e farmaci costosi .

4. Comparsa di maggiore mortalità soprattutto nei pazienti fragili o ospedalizzati.


Diagnosi: il ruolo chiave dell’antibiogramma

Per gestire correttamente le infezioni urinarie resistenti è fondamentale una diagnosi precisa. EAU Guidelines on Urological Infections. Latest update 2024.

I principali esami sono l’esame urine e l’ urinocoltura con l’antibiogramma che consente di identificare l’antibiotico più efficace, evitando terapie inutili.


Cos’è e come si interpreta un antibiogramma

L’antibiogramma è un esame di laboratorio che serve a capire quali siano i migliori antibiotici attivi  contro un batterio specifico responsabile di un’infezione.

Nell’antibiogramma, accanto al nome dell’antibiotico, può essere la lettera S (sensibile), oppure la lettera I (intermedio) o la lettera R (resistente).

Nell’antibiogramma più approfondito, accanto al nome dell’antibiotico c’è una colonna con dei numeri che rappresentano la concentrazione minima inibente di quell’antibiotico (MIC). La MIC è la concentrazione minima a cui un determinato antibiotico funziona.

Pertanto in teoria tanto più è piccolo questo numero (piccola la dose perché faccia effetto), tanto è più efficace l’antibiotico.

Esempio di Antibiogramma con MIC ( E. coli urinario)

AntibioticoMIC (mg/L)Interpretazione
Amoxicillina≥32R
Amoxicillina/Clavulanato8S
Piperacillina/Tazobactam≤4S
Cefixima≤1S
Ceftriaxone≤1S
Ceftazidima≤1S
Ciprofloxacina≥1R
Levofloxacina≥8R
Nitrofurantoina≤40S
Fosfomicina≤32S
Trimethoprim/Sulfametoxazolo≥4/76R
Gentamicina≤2S
Amikacina≤4S

Però noi leggiamo in questa tabella che la Fosfomicina con una MIC≤32 viene data come sensibile mentre la Ciprofloxacina con una MIC≥4 viene data come resistente.

Perché? Qui entra in campo il dato del Breakpoint che tutti gli urologi dovrebbero conoscere.

Che cosè il  Breakpoint?

Il Breakpoint è la reale concentrazione minima che deve avere un antibiotico rispetto ad uno specifico batterio. Ad esempio rispetto all’ E. Coli le soglie stabilite (EUCAST/CLSI) sono:

  • Ciprofloxacina: S ≤0.25
  • Nitrofurantoina: S ≤64
  • Fosfomicina (urine):  S ≤32

Pertanto in questo caso la MIC della Ciprofloxacina è oltre il breakpoint, perciò il batterio è resistente al farmaco, mentre è sensibile alla Nitrofurantoina e alla Fosfomicina con MIC molto più alte, rispettivamente di 40 e 32.

Ma ma anche in questo caso, la NItrofurantoina è largamente dentro il Breakpoint, mentre la Fosfomicina è al limite.

 In questa infezione pertanto il farmaco di elezione sarà la Nitrofurantoina


Usare bene gli antibiotici

Per un uso corretto degli antibiotici bisogna rispettare delle regole precise che includono:

  • evitare prescrizioni inutili o autoprescrizioni,
  • scegliere gli antibiotici mirati
  • limitare la durata della terapia allo stretto necessario.

Questo riduce la pressione selettiva sui batteri.

E’ fondamentale educare il paziente a evitare comportamenti scorretti che favoriscano l’insorgenza della resistenza come: usare antibiotici auto prescritti,  interrompere anzitempo la terapia o l’uso  improprio degli antibiotici nelle malattie ad eziologia virale.

Inoltre ridurre le infezioni significa ridurre l’uso non necessario di antibiotici.

Per aiutare il nostro corpo a prevenire le infezioni urinarie è fondamentale avere una idratazione adeguata con una igiene intima corretta e soprattutto non trattenere a lungo le urine.

Nei soggetti predisposti alle infezione  sono inoltre consigliate assunzioni periodiche di D-mannosio, mirtillo rosso e probiotici.


Controllo delle infezioni ospedaliere

Le infezioni ospedaliere sono le più temibili in quanto attaccano i soggetti più fragili di età avanzata o con situazioni morbose gravi.

In questi casi durante il ricovero è fondamentale la sterilità dei dispositivi medici (cateteri in primis!) ma anche la sterilizzazione accurata di pappagalli, padelle e l’isolamento dei pazienti a rischio


Infezioni urinarie ricorrenti e antibiotico-resistenza

Le recidive frequenti aumentano il rischio di resistenza. In questi casi è fondamentale identificarne le cause e bonificare  i cosiddetti foci serbatoio (intestino, vagina, ecc.).

Quindi è necessario cercare di evitare ripetuti cicli di antibiotici e soprattutto adottare strategie preventive alle infezioni. Ricordiamo che un approccio personalizzato è fondamentale.


Nuovi antibiotici per le infezioni urinarie

Negli ultimi anni sono stati sviluppati farmaci mirati contro batteri multi-resistenti (MDR=multi drug resistant), in particolare contro Enterobacteriaceae produttori di beta-lattamasi.

I livelli progressivi di gravità della resistenza antibiotica sono catalogati come:

  • MDR = resistenza a molti antibiotici
  • XDR = resistenza quasi totale agli antibiotici
  • PDR = resistenza totale agli antibiotici

E’ importante tenere presente che questi antibiotici non sono di prima linea e sono riservati a infezioni complicate o resistenti di solito usati in ambito ospedaliero.

Prima del loro impiego è necessaria una diagnosi microbiologica mediante urinocoltura con antibiogramma. Per evitare ulteriore resistenza, devono essere prescritti con criteri rigorosi che rientrino nei programmi di uso responsabile degli antibiotici (Antibiotic Stewardship).

Quali antibiotici per le infezioni resistenti?

  • CEFTAZIDIME (Glazidim): classe cefalosporina + inibitore beta-lattamasi
    • Uso:   IVU complicate, sepsi da Gram-negativi
  • MEROPENEM (Merrem): classe carbapenemici + inibitore potente contro batteri produttori di KPC (Klebsiella Pneumoniae Carbapenemase), un enzima presente anche nelle infezioni da E.Coli, che distrugge gli antibiotici beta-lattamici inclusi i più potenti.
    • Uso: IVU complicate e infezioni severe da batteri resistenti
  • IMIPENEM/CILASTATINA/RELEBACTAM (Recarbrio): classe carbapenemici + inibitore di nuova generazione, attivo contro: Pseudomonas aeruginosa resistente ed Enterobatteri difficili.
    • Uso: IVU complicate e infezioni nosocomiali
  • CEFIDEROCOL (Fetcroja): classe cefalosporine. Sfrutta il trasporto del ferro batterico per penetrare le cellule, Attivo contro: Pseudomonas aeruginosa, Acinetobacter baumannii, Enterobatteri resistenti.
    • Uso: IVU complicate, infezioni ospedaliere gravi. È uno dei farmaci più promettenti contro batteri “difficili”.
  • ERAVACICLINA (Xerava): classe tetraciclina sintetica ad ampio spettro di azione, attiva contro batteri multi-resistenti 
    • Uso: Più usata per infezioni intra-addominali, ma utilizzata anche per IVU resistenti in alcuni contesti.
  • PLAZOMICINA (non in commercio in Italia): classe aminoglicoside di nuova generazione. Attivo contro batteri resistenti agli aminoglicosidi classici. Minore suscettibilità ai meccanismi di resistenza.
    • Uso: IVU complicate, infezioni da Enterobacteriaceae resistenti.

Oggi la ricerca, aiutata dalla IA,  sta testando milioni di nuove molecole per arrivare alla produzione di nuovi antibiotici, di batteriofagi o di nuovi vaccini. Inoltre la ricerca si sta indirizzando allo studio di terapie mirate al microbiota.


Il ruolo del medico di base

Il medico di medicina generale, nel trattamento delle IVU, ha un ruolo centrale nella gestione di molteplici fattori, quali la prescrizione appropriata, l’educazione del paziente e l’attento monitoraggio dei sintomi.

La sua responsabilità è enorme perché una gestione corretta a livello territoriale riduce significativamente il problema.


Prospettive future

L’antibiotico-resistenza è una delle principali minacce sanitarie globali.

Senza interventi adeguati:

  • le infezioni comuni diventeranno difficili da trattare
  • aumenteranno i decessi
  • cresceranno i costi sanitari

Serve un impegno coordinato tra istituzioni, medici e cittadini.


Conclusione

L’antibiotico-resistenza nelle infezioni urinarie rappresenta una sfida crescente ma affrontabile (Global Antimicrobial Resistance and Use Surveillance System (GLASS) Report 2024).
Attraverso un uso responsabile degli antibiotici, una diagnosi accurata e strategie preventive efficaci, è possibile contenere questo fenomeno.

La consapevolezza è il primo passo per proteggere l’efficacia delle terapie e garantire la salute delle future generazioni.


❓ FAQ

🔹 Cos’è l’antibiotico-resistenza nelle infezioni urinarie?

È la capacità dei batteri che causano infezioni urinarie di sopravvivere agli antibiotici normalmente utilizzati per eliminarli, rendendo i trattamenti meno efficaci o inefficaci.


🔹 Quali batteri causano infezioni urinarie resistenti?

I più comuni sono:

  • Escherichia coli
  • Klebsiella pneumoniae
  • Proteus mirabilis

Questi batteri possono sviluppare resistenza a più antibiotici (MDR).


🔹 Perché l’antibiotico-resistenza è in aumento? (Antimicrobial resistance surveillance in Europe 2024)

Le cause principali includono:

  • uso eccessivo o scorretto di antibiotici
  • automedicazione
  • interruzione precoce delle terapie
  • diffusione ospedaliera di batteri resistenti

🔹 Come si capisce se un’infezione urinaria è resistente?

Si capisce attraverso:

  • urinocoltura
  • antibiogramma

Questi esami identificano il batterio e gli antibiotici efficaci.


🔹 Quali sono i sintomi di un’infezione urinaria resistente?

Sono sintomi simili a quelli classici:

  • bruciore durante la minzione
  • bisogno frequente di urinare
  • dolore pelvico
  • urine torbide

Se i sintomi non migliorano con terapia antibiotica, può esserci resistenza.


🔹 Come si curano le infezioni urinarie resistenti?

Le infezioni urinarie resistenti si curano con:

  • antibiotici mirati scelti tramite antibiogramma
  • farmaci di seconda linea o di nuova generazione
  • monitoraggio medico

🔹 Quali sono i nuovi antibiotici per infezioni urinarie resistenti?

I principali antibiotici sono:

  • cefiderocol
  • ceftazidime/avibactam
  • meropenem/vaborbactam
  • plazomicina

Sono usati soprattutto nei casi complicati.


🔹 Le infezioni urinarie resistenti sono pericolose?

Sì, se non trattate correttamente possono evolvere in:

  • pielonefrite
  • sepsi
  • danno renale

🔹 Come prevenire l’antibiotico-resistenza?

  • usare antibiotici solo se prescritti
  • completare sempre la terapia
  • evitare l’automedicazione
  • seguire le indicazioni del medico

🔹 Come prevenire le infezioni urinarie?

  • bere molta acqua
  • mantenere una buona igiene intima
  • urinare regolarmente
  • evitare l’uso non necessario di cateteri

🔹 Il mirtillo rosso funziona davvero?

Il mirtillo rosso può aiutare nella prevenzione delle recidive, ma:

  • non sostituisce gli antibiotici
  • ha efficacia variabile

🔹 Il D-mannosio è utile?

Sì, può ridurre l’adesione dei batteri alle vie urinarie e aiutare nella prevenzione, soprattutto nelle infezioni ricorrenti.


🔹 Si possono usare antibiotici senza prescrizione?

No. L’uso non controllato:

  • favorisce la resistenza
  • può peggiorare l’infezione

🔹 Le infezioni urinarie resistenti sono contagiose?

Non direttamente, ma i batteri resistenti possono diffondersi, soprattutto in ambienti ospedalieri.


🔹 Chi è più a rischio di infezioni urinarie resistenti?

  • anziani
  • pazienti ospedalizzati
  • persone con catetere
  • immunodepressi

🔹 Quanto durano le infezioni urinarie resistenti?

Possono durare più a lungo delle infezioni normali, soprattutto se la terapia iniziale non è efficace.


🔹 È possibile guarire completamente?

Sì, con terapia adeguata e mirata, anche le infezioni resistenti possono essere trattate con successo.


🔹 Quando rivolgersi al medico?

Subito in caso di:

  • sintomi persistenti
  • febbre
  • dolore lombare
  • mancato miglioramento con antibiotici

🔹 L’antibiogramma è sempre necessario?

Non sempre nelle forme semplici, ma è fondamentale nei casi:

  • ricorrenti
  • complicati
  • resistenti

🔹 Le infezioni urinarie possono tornare?

Sì, soprattutto nelle donne. Le recidive sono frequenti e vanno gestite con strategie preventive.


🔹 Esistono alternative agli antibiotici?

Sono in studio:

  • batteriofagi
  • vaccini
  • terapie sul microbiota

Ma gli antibiotici restano la terapia principale.


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